Dietro DOT ci sono io, Fabio Capocefalo.

Sono sempre stato attratto dall’elettronica e dall’informatica, ma non in modo ordinato o scolastico. Mi piaceva mettere le mani sulle cose: recuperare computer, smontarli, rimetterli insieme, installare sistemi operativi, provare configurazioni e capire perché qualcosa funzionava o perché si bloccava.

Già a 12-13 anni recuperavo vecchi computer dalla mia scuola media e sperimentavo con reti, hardware e sistemi. Non era ancora lavoro. Era curiosità, testardaggine e voglia di capire davvero cosa c’era dietro uno schermo acceso.

I primi esperimenti

Uno dei miei primi portatili “cannibalizzato” con Android

Uno dei miei primi portatili finì abbastanza presto smontato, modificato e riutilizzato per esperimenti che oggi definirei poco eleganti, ma molto formativi.

Con un bando regionale, la mia famiglia riuscì ad acquistare uno dei portatili moderni dell’epoca. Lo sfruttai in ogni modo possibile: modifiche hardware, sistemi operativi diversi, prove continue e qualche tentativo riuscito più per ostinazione che per metodo.

È stato uno dei primi momenti in cui ho capito che non volevo solo “usare” i computer. Volevo capirli, modificarli, portarli oltre il modo in cui erano stati pensati..

Hacking del famoso Alice Gate di Telecom, per poter installare firmware alternativi e “spremere” fino all’osso le prime connettività ADSL

A un certo punto quella passione è diventata anche un modo per iniziare a lavorare.

Riparavo smartphone e computer, recuperavo componenti, accumulavo macchine e console, provavo soluzioni, sbagliavo, ricominciavo. La mia prima postazione era un angolo di casa, tra saldatori, cacciaviti, pezzi sparsi e dispositivi che per altri erano ormai da buttare.

In quegli anni ero molto attratto anche dal mondo della sicurezza informatica e delle modifiche ai dispositivi. Non per moda, ma per lo stesso motivo di sempre: volevo capire come funzionavano le cose e cosa si poteva fare andando oltre la configurazione standard.

Dal Laboratorio al Palco

Durante le superiori ho sentito anche il bisogno di uscire dal solo mondo dei computer.

Ho iniziato a lavorare con un service locale, occupandomi di audio, luci, allestimenti e impianti. Ho girato molti paesi del Molise, montando e smontando attrezzature, seguendo eventi e imparando a lavorare con tempi stretti, persone diverse e problemi da risolvere subito.

Sembra un mondo distante dall’informatica, ma mi ha insegnato molto: preparazione, ordine, lavoro di squadra, diagnosi rapida e gestione dello stress.

Quando qualcosa deve funzionare davanti a tutti, non c’è molto spazio per le scuse.

Poi, in teatro, ho trovato un’affinità particolare con il mondo dell’illuminotecnica, che ho approfondito tanto, da iniziare a lavorare fuori dalla mia regione, viaggiando per tutta l’italia.

Lì ho trovato una forte affinità con l’illuminotecnica e ho iniziato a lavorare anche fuori regione, in contesti più grandi e strutturati. Sono stati anni intensi, fatti di viaggi, montaggi, prove, eventi, responsabilità e problemi da risolvere in tempi molto brevi.

Questa esperienza mi ha dato una cosa che ancora oggi porto nel lavoro informatico: la capacità di restare lucido quando qualcosa non va.

In azienda succede la stessa cosa, solo con strumenti diversi. Una rete ferma, un gestionale non raggiungibile, una postazione bloccata nel momento sbagliato: non sono problemi teorici, sono lavoro fermo.

Prima di aprire DOT mi mancava ancora un pezzo: la gestione concreta di un’attività.

Per questo lasciai il mondo dei service, che richiedeva di essere spesso in giro, e iniziai a lavorare in un piccolo negozio in città.

Lì ho imparato una parte che molti tecnici sottovalutano: ascoltare il cliente, capire il problema anche quando viene spiegato senza termini tecnici, tradurre una necessità in una soluzione sostenibile, gestire fornitori, preventivi, fatture, tempi e aspettative.

La tecnica da sola non basta. Se non capisci il contesto in cui una persona lavora, rischi di risolvere il problema sbagliato.

La nascita di DOT

Anno Domini 2019, la prima postazione “temporanea” dopo il trasferimento da Casa

Nel 2019 ho aperto DOT.

Presi i miei risparmi e mi spostai in quello che sarebbe diventato il mio primo vero spazio autonomo. Era una postazione temporanea, semplice, costruita con quello che avevo a disposizione. Però era anche il primo punto da cui iniziare a fare le cose con una direzione mia.

Il nome DOT richiama proprio l’idea di un punto: qualcosa di preciso, riconoscibile, un capolinea per tutte le aziende alla ricerca di Soluzioni IT.

All’inizio il lavoro era fatto soprattutto di interventi, assistenza, riparazioni e configurazioni. Poi, seguendo i clienti nel tempo, è diventato chiaro che molte aziende avevano bisogno di qualcosa in più: non solo qualcuno da chiamare quando si rompeva un computer, ma un riferimento tecnico capace di mettere ordine.

Non solo per una questione di strumenti, ma perché era cambiato il tipo di lavoro. Dalle singole riparazioni si passava sempre più spesso a reti, server, backup, sicurezza, dispositivi, fornitori, software e problemi aziendali più articolati.

Quando entri in un’azienda, capisci presto che l’informatica non è fatta solo di computer. È fatta di persone che devono lavorare, documenti da proteggere, strumenti da tenere in piedi e scelte da fare senza improvvisare ogni volta.

Nel tempo DOT è cresciuta anche grazie a una rete di collaboratori, partner, elettricisti, progettisti, architetti, colleghi e fornitori.

Abbiamo lavorato su realtà diverse: hotel, negozi, strutture ricettive, scuole, uffici, industrie e aziende con esigenze molto differenti tra loro.

A volte si tratta di progettare. Altre volte di realizzare. Altre ancora di mettere ordine in situazioni nate un pezzo alla volta, dove nessuno ha più una visione completa.

Le foto raccontano bene questa parte: il prima, il durante e il dopo. Cavi, macchine, quadri, postazioni, rack, reti, dispositivi e tutte quelle situazioni concrete che raramente si vedono quando “funziona tutto”, ma che diventano fondamentali quando qualcosa si ferma.

Oggi DOT lavora soprattutto per aziende e professionisti che vogliono smettere di gestire l’informatica solo in emergenza.

Ci occupiamo di supporto tecnico, reti, sistemi, postazioni di lavoro, backup, sicurezza, fornitori e continuità operativa. A volte con interventi puntuali, altre volte con servizi IT gestiti e consulenza vCIO.

MSP (Manage Service Provider, Fornitore di Servizi Gestiti), per noi, significa seguire l’ambiente del cliente nel tempo: conoscerlo, documentarlo, controllare gli aspetti critici e rendere gli interventi meno improvvisati.

vCIO (Direttore IT Virtuale) significa aiutare l’azienda a prendere decisioni più ordinate sull’informatica: cosa sistemare prima, cosa rimandare, dove investire, quali rischi ridurre e quali fornitori coordinare meglio.

Detto in modo semplice: essere un punto di riferimento tecnico, senza trasformare l’informatica in qualcosa di più complicato del necessario.

2025 – In un Datacenter da qualche parte nel Molise…

Dopo anni di lavoro sul campo, mi piace dire che siamo ancora qui, in Molise, a cercare di rendere l’informatica qualcosa di più utile di un semplice costo o di un problema da risolvere quando si blocca tutto.

Non sempre servono grandi progetti. Spesso servono ordine, manutenzione, documentazione, verifiche, scelte più sensate e qualcuno che conosca il contesto.

DOT esiste per questo: aiutare le aziende a usare meglio la tecnologia, riducendo l’improvvisazione e costruendo un rapporto più stabile con la propria informatica.